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Speciale Impresa e Impiego - Dossier

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30/06/2010

Lavoro: Gli stagisti allo specchio.

"Una stretta di mano e un arrivederci”, cosi’ si conclude il 53% degli stage in Italia. Appena il 14% riesce ad ottenere un contratto e solo nel 6% dei casi é a tempo determinato, per tutti gli altri fortunati lo stage si conclude con il calvario dei contratti a progetto e a tempo determinato. Sono i dati che emergono dal rapporto presentato dall'Isfol. Le considerazioni dell'Istituto sono il risultato del sondaggio «Gli stagisti allo specchio», condotto tra il maggio e l'ottobre 2009 in collaborazione con la testata on line La Repubblica degli stagisti.

 

In 3000 hanno risposto al questionario pubblicato su vari siti internet, la maggior parte giovani tra i 25 e i 30 anni. A preoccupare non é solo il futuro incerto del post-stage, ma anche le condizioni a cui i giovani sono costretti a sottostare nel periodo di tirocinio. Il 52% dei tirocinanti che hanno partecipato al sondaggio non riceve alcun rimborso, il 17,3% prende tra i 500 e 250 euro al mese, il 14% meno di 250 euro. Solo l’11% riceve tra i 500 e i 750 euro e appena il 5,3% puó far afidamento su un rimborso superiorre ai 750 euro. Una situazione non facile e che costringe gli stagisti a pesare sulle famiglie, dal momento che ben il 26% dei ragazzi si é dovuto trasferire in un’altra cittá per svolgere il tirocinio e circa il 25% fa il pendolare, anche in questo caso, inutile a dirsi, zero benefit: niente buoni pasto e niente rimborsi per i trasporti.

 

Lo stage resta uno strumento importante ”per avvicinare, anche in un’ottica di placement, le sedi della istruzione e della formazione al mercato del lavoro”, si legge nel rapporto 2009 del governo italiano "Italia 2020: Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro”. Il dossier del governo segnala anche “fenomeni di preoccupante degenerazione” da attribuire agli stage. I tirocini formativi e di orientamento rappresentano, da parte di un numero consistente di aziende, una scorciatoia per acquisire manodopera a basso o bassissimo costo, con scarse tutele, senza che venga erogata effettivamente una qualche forma di attività di tipo formativo o di orientamento al lavoro. „Su questi aspetti”, scrive Pietro Taronna, dirigente Isfol nella prefazione al rapporto "evidentemente, riteniamo sia opportuno riflettere per evitare che uno strumento importante e delicato come lo stage, nato per agevolare in particolare il dialogo tra il mondo delle imprese e i giovani, perda la sua natura originaria".

 

Il rischio, secondo i ricercatori, é che il tirocinio stia evolvendo in una forma di lavoro sottopagato e svincolato da qualsiasi obbligo di protezione sociale e contrattuale. Una situazione che fa male al mercato del lavoro, che soffoca le ambizioni dei giovani, ma che influisce negativamente sul mercato svantaggiando le aziende "virtuose", che pagano il dovuto agli stagisti, da quelle che usano le convenzioni per la formazione come un escamotage per evitare nuove assunzioni garantendo la presenza di personale.

 

Le aziende nemiche degli stagisti

 

Se guardiamo alle dimensioni delle imprese, il 37% degli stage sono stati effettuati all’interno di imprese di piccole dimensioni, imprese, cioè, che hanno meno di 50 dipendenti. Un dato legato alla solida tradizione di piccola impresa radicata sul territorio italiano.

Nel 54% dei casi le piccole imprese non hanno proposto ai tirocinanti né una

proroga dello stage né tantomeno un contratto di lavoro, mentre le grandi aziende

nel 42% dei casi hanno lasciato andar via gli stagisti senza assumerli o

“confermarli” almeno con una proroga dello stage. Le grandi aziende tendono a prorogare lo stage in misura maggiore rispetto alle piccole (26% dei casi contro il 12%), mentre le piccole imprese hanno trasformato in contratti di lavoro il 25% degli stage, contro un più modesto 22% delle grandi. Va però sottolineato che le grandi aziende tendono prevalentemente a proporre contratti a tempo determinato (10,3%), mentre la tipologia contrattuale più utilizzata

dalle piccole è la collaborazione occasionale (10,6%). "Sembra comunque che le piccole imprese facciano scelte più nette rispetto alle grandi: nella maggior parte dei casi allo stage segue un contratto di lavoro oppure un “arrivederci e grazie”. Le grandi aziende, invece, scelgono spesso la via di mezzo: la proroga". Secondo Eleonora Voltolina, direttore della testa online "La Repubblica degli stagisti", la spiegazione plausibile é che il tirocinio si trasforma spesso in un "periodo di prova per testare l’attitudine del giovane alla posizione offerta e quindi procedere all’assunzione".

 

I settori

I settori aziendali "a più alto tasso di stagisti" sono quelli della comunicazione, spettacolo e pubblicità, all'interno del quale ha svolto lo stage il 12% dei partecipanti, della pubblica amministrazione (11%), e della consulenza o servizi alle imprese (10%). Ma nessuno di questi registra un buon tasso di trasformazione del rapporto di stage in un contratto (e per gli enti pubblici, del resto, non potrebbe essere altrimenti). Il settore più virtuoso rispetto a questo aspetto è invece quello dell'educazione e formazione, dove la percentuale di prosecuzione dopo lo stage è del 26,5%. Sotto di esso, quasi a parimerito, quelli del commercio e distribuzione (24,5%) e delle telecomunicazioni / Information and Communication Technology (24,3%).

 

In quali settori economici sono stati fatti i migliori stage? Secondo la graduatoria, al primo posto dei buoni troviamo quelli svolti in aziende del Settore metalmeccanico e automobilistico con il 40,5% dei giudizi favorevoli (la media era del 33%), al secondo posto vi sono quelli fatti nei Servizi socio-sanitari (38,4%) e al terzo posto i tirocini effettuati nell’Area Educazione e Formazione con il 37,3% delle preferenze. Sono stati giudicati ottimi in più del 21% dei casi (la media era del 16,5%) gli stage effettuati nell’Area Grafica ed Editoria, seguiti dai tirocini fatti nell’Area Energia ed Estrazione e, di nuovo, nell’Area Educazione e formazione (+ 20%), il settore che ha offerto le maggiori opportunità a fine stage.

 

Mediocri invece in quasi il 25% dei casi (contro una media del 19%) i tirocini effettuati nell’Area del Tessile moda e Beauty, seguiti da quelli praticati nei Servizi finanziari e assicurativi (23,7%), che hanno ottenuto, lo ricordiamo, i più bassi esiti occupazionali dopo lo stage.

 

La sufficienza è stata data, all’opposto del precedente risultato, agli stage svolti nell’Area Energia ed Estrazione (23,7%), seguiti a ruota dai tirocini fatti nell’Area Commercio e distribuzione (23,5%), e, subito dopo, da quelli del Settore chimico e farmaceutico.

 

Maglia nera all’Area Commercio e Distribuzione con oltre il 14% dei casi, contro una media dell’10%, seguita dal settore Agroalimentare (13,3%), e in sequenza, dall’Area del No profit (12%). Quest’ultimo, secondo quanto emerso dal Sondaggio, è il settore economico con gli stage meno “buoni” (oltre ad essere fra quelli con le minori opportunità offerte a 62 fine stage), dove il totale dei tirocini mediocri, sufficienti e pessimi tocca quasi il 54% (contro una media del 50,4%), mentre i buoni e gli ottimi superano appena il 46%.