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Speciale Impresa & Green - Interviste

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29/05/2011

Giappone ed Unione Europea: sempre piu' coesi ed uniti per tutelare l'ambiente

L’Unione Europea, da sempre uno dei principali promotori di un’azione internazionale a tutela dell’ambiente, sta costruendo un rapporto di collaborazione sempre piu’ forte e proficuo con il Giappone. Si tratta di una cooperazione in corso da diversi anni che pero’ recentemente, soprattutto in seguito ai disastrosi eventi di Fukushima Daiichi, e’ stata ulteriormente migliorata anche dal punto di vista ambientale. Questo e' quanto emerge dall'intervista fatta a Isaac Valero Ladron, portavoce del Commissario Europeo per l'Azione Climatica, Connie Hedegard.

In occasione dell’ultimo Summit tra le due potenze, tenutosi a Bruxelles lo scorso Maggio 2011, entrambi i Governi hanno sottolineato l’importanza di questo rapporto di collaborazione e hanno riaffermato la loro intenzione ad approfondire la loro collaborazione, in particolar modo in merito alla questione del cambiamento climatico. Una delle prime testimonianze di un impegno verso una comune direzione da parte di entrambi i Governi e’ senza dubbio il Protocollo di Kyoto, con cui, insieme ad altri Paesi, sia Unione Europea che Giappone si sono impegnati a garantire la salvaguardia dell’ambiente e in una lotta a favore della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Per mantenere salda questa cooperazione ogni anno vengono organizzate, inoltre, consultazioni bilaterali di alto livello tra i vertici di Giappone ed Unione Europea. Il prossimo incontro e’ atteso per questo autunno.

 

Il Giappone e l’Unione Europea sono attualmente impegnati in un rapporto di collaborazione in materia ambientale. Questa cooperazione sta conducendo verso risultati importanti? E’ probabile che venga rafforzata nel futuro?

Si. Si tratta di un rapporto di collaborazione che sta producendo risultati positivi e che sta anche venendo rafforzato. In particolare, durante il Summit tra Unione Europea e Giappone, che ha avuto luogo a Marzo 2011, entrambe le parti hanno riaffermato la loro volonta' di approfondire la cooperazione in tutti gli aspetti del loro rapporto bilaterale. 

Per quanto riguarda il settore ambientale, la cooperazione tra Unione Europea e Giappone coinvolge diverse questioni tra cui il cambiamento climatico, il mercurio ed altre sostanze chimiche, l'efficienza delle risorse, il commercio delle specie a rischio di estinzione e la gestione dei rifiuti.

Come hanno gestito Unione Europea e Giappone le conseguenze a seguito del disastro di Fukushima in termini di protezione ambientale? Questo evento terribile ha rappresentato un ostacolo per la collaborazione tra i due Governi?

No, al contrario. Seguendo gli eventi che hanno condotto al disastro di Fukushima naturalmente l'Unione Europea aveva il desiderio di aiutare il Giappone, in qualsiasi modo questo fosse possibile, e durante l'ultimo Summit questi eventi hano avuto un ruolo importante per un ulteriore svilluppo della gia' esistente collaborazione bilaterale. Stando a quanto accordato durante il Summit, la collaborazione tra Unione Europea e Giappone verra' ulteriormente migliorata e si focalizzera' soprattutto sulla valutazioe e condivisione di quanto appreso dagli eventi del recente passato, sulla cooperazione nel monitoraggio degli impatti causati da questo disastro, supportandolavori per l'elaborazione di standard internazionali, e sul rafforzamento della cooperazione in materia di ricerca e sviluppo sulla sicurezza nucleare. Entrambi i Governi intendono, inoltre, migliorare la collaborazione riguardo la gestione di eventi catastrofici ed assistenza umanitaria.

Puo’ fare degli esempi concreti dei risultati ottenuti da questa collaborazione?

Per quanto riguarda le emissioni commerciali, ad esempio, l'Unione Europea ha cooperato in modo molto stretto con il Governo metropolitano di Tokyo, mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie informazioni mentre quest'ultimo stava elaborando il proprio sistema di emissioni commerciali, lanciato lo scorso 2010. In un altro campo ambientale, invece, il dialogo bilaterale in materia di biodiversita', ha svolto un ruolo chiave nell'adozione del Protocollo di Nagoya, lo scorso Ottobre.

Attualmente stiamo anche cooperando sui preparativi per il Summiti 'Rio+20', che avra' luogo il prossimo anno e si focalizzera' sullo sviluppo sostenibile  e sugli strumenti atti a favorire un'economia verde.

Il Protocollo di Kyoto sta andando verso la fine del suo primo mandato. Cosa intendono fare l’Unione Europea e il Giappone oltre il 2012? Entrera’ in vigore un altro Protocollo internazionale o uno specifico accordo bilaterale?

Kyoto e' stato senza dubbio un primo passo molto utile. Ma il suo impatto e' molto limitato poiche' si rivolge solamente ai Paesi industrializzati, che oggi significa una copertura inferiore al 30 percento delle emissioni globali. La realta' e' che la Cina e' diventata uno dei Paesi con le maggiori emissioni e, stando alle statistiche, nel futuro sara' proprio dai Paesi in via di sviluppo che deriveranno le maggiori emissioni. Per questo e' indispensabile che alla fine del primo mandato del Protocollo di Kyoto, piu' che un accordo bilaterale specifico tra Unione Europea e Giappone, segua un accordo o programma che coinvolga nell'azione climatica anche i Paesi con le maggiori emissioni al mondo come Cina, India, Brasile, Sud Africa ed Indonesia.

L'Unione Europea non puo' parlare per il Giappone, ma sembra che anche il Governo nipponico sia orientato verso la stipulazione di un accordo mondiale. Inoltre, a differenza dell'Europa, il Giappona ha dichiarato con chiarezza e pubblicamente che non stanno prendendo in considerazione l'eventuale possibilita' di dare avvio ad un secondo mandato del Protocollo di Kyoto.

Quali misure comuni stanno adottando Unione Europea e Giappone per la loro collaborazione dopo la fine del primo mandato del Protocollo di Kyoto?

Questa e' una domanda che, nella situazione attuale, purtroppo non puo' ancora avere risposta. Prima abbiamo bisogno di concentrarci sui risultati del COP 17 di Durban, inclusa la possibilita' che venga avviato un secondo periodo per il mandato del Protocollo di Kyoto.